11 Novembre 2020 – Maggio 2021
A cura di Claudio Ballestracci

L’esposizione a cura di Claudio Ballestracci si sviluppa tra la biblioteca Baldini e le sale alte del MUSAS, in parte svelata attraverso percorsi video pubblicati nei mesi scorsi, finalmente la mostra aperta al pubblico.

La collezione di burattini del Museo Etnografico, appartenuti alla Famiglia Salici-Stignani (burattinai attivi tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento) e donati a Santarcangelo da Tinin Mantegazza negli anni ’90 del secolo scorso è costituita prevalentemente da burattette, considerate un anello di congiunzione tra burattini e marionette. A completare questo importante patrimonio, oltre ai numerosi fondali scenografici, cartonaggi, attrezzature, oggetti, anche 328 vestitini, appartenuti sempre alla Famiglia Salici-Stignani e donati al Museo nel 2003 da un privato cittadino.

Dalle parole del curatore Ballestracci: “Burattini e marionette mi sono stati consegnati racchiusi in tre grandi scatole di cartone, dove ogni personaggio era avvolto in una sottile carta bianca che li rendeva tutti somiglianti a bozzoli di baco in attesa della metamorfosi o, più prosaicamente, a piccoli funebri sudari. Il momento della sbozzolatura, ossia del togliere le bende alle piccole mummie, è solenne. La lacerazione della carta porta in luce, l’uno dopo l’altro, volti dagli occhi sgranati, attenti, alcuni allucinati, imbellettati, il corpo perfettamente vestito: non ne avevo mai veduti da così vicino. Ciò che appare – sebbene immobile – sprigiona una sorta di energia occulta, una forza impressa per anni e anni in quei “fantocci lirici”: è palese il tentativo arcaico di verosimiglianza con l’umano, e l’impressione che ne viene è la stessa che si prova davanti a un corpo inanimato o, per meglio dire, morto. Osservando e maneggiando queste goffe e al contempo eleganti imitazioni dell’umano, mi ha sorpreso l’estrema cura nel dettaglio degli abiti, la ricercatezza dei tessuti, degli accessori. A volte, la vestizione comprende biancheria o sottogonne che sarebbe impossibile vedere sul palcoscenico, semmai forse nell’intimità del guardaroba. Muovendo da queste suggestioni, nell’allestire la mostra mi sono focalizzato sul burattino/marionetta quale opera d’arte, soffermandomi a osservare da vicino le fattezze e i preziosi addobbi di questi attori in attesa. Estraniati dal loro naturale contesto di fondali coloratissimi e suggestivi, dall’ambito drammaturgico delle loro vicende, divengono essi stessi portatori di storie”.

L’esposizione intende preservare il valore di questo importante patrimonio artistico e culturale, valorizzando la storia dei personaggi, che hanno da sempre suscitato interesse e attenzione, attraverso spettacoli di grande animazione e inventiva.

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